Le donne del circolo di Manhattan la recensione

Il circolo delle donne di Manhattan Vs Il cuore affamato delle ragazze

Scopri cosa accomuna Il circolo delle donne di Manhattan Noble di Shelley e Il cuore affamato delle ragazze di Maria Rosa Cutrufelli con queste recensioni.

Esistono dei libri che, senza volerlo, diventano uno il proseguimento dell’altro. Vuoi per le tematiche o vuoi per lo stile, questi libri si fanno uno lo specchio dell’altro. È questo il caso de Il circolo delle donne di Manhattan di Shelley Noble e Il cuore affamato delle ragazze di Maria Rosa Cutrufelli, dove il primo è come se aprisse la strada al secondo.

Ci troviamo infatti a raccontare l’ascesa dei diritti delle donne in una New York in fermento dove le protagoniste lottano per affermarsi in un mondo dominato dagli uomini. Tra salotti letterari, battaglie sindacali e amicizie indissolubili, “Il circolo delle donne di Manhattan” e “Il cuore affamato delle ragazze” intrecciano storie di coraggio, ambizione e cambiamento, mettendo in luce il ruolo femminile nella trasformazione sociale.

Entrambi i romanzi ci trasportano in una New York vibrante e in fermento, dove le protagoniste affrontano sfide personali e collettive, unite dalla determinazione di affermarsi in un mondo dominato dagli uomini. Attraverso una narrazione avvincente, questi due libri mettono in luce non solo le difficoltà dell’epoca, ma anche la resilienza e la forza di chi ha saputo cambiare la storia.

New York tra lotta e speranza

New York è la città che fa da sfondo a entrambe le vicende, con Il circolo delle donne di Manhattan che raccontando la lotta per creare il primo club per sole donne, Il Colony Club, che apre la strada per le lotte operaie protagoniste ne Il cuore affamato delle ragazze di Cutrufelli.

L’inizio del Novecento è un’epoca di grandi migrazioni, di disuguaglianze sociali e di prime battaglie sindacali per i diritti delle lavoratrici. Ma è anche un periodo in cui le donne iniziano ad unirsi: non importa da quale ceto provengano, tutte iniziano a remare per lo stesso obiettivo.

Il libro della Noble, insomma, finisce dove comincia quello della Cutrufelli con i personaggi realmente esistiti che si passano una sorta di testimone virtuale, mostrando come anche le donne abbienti dell’epoca dovessero affrontare pregiudizi e limitazioni imposti da una società patriarcale.

New York rimane un punto di riferimento, una metropoli dove i sogni e le ambizioni delle protagoniste possono trasformarsi in realtà solo a costo di grandi sacrifici. E così Nora da un lato ed Etta dall’altro (i due personaggi immaginari dei due libri) affrontano la Grande Mela con tutte le se contraddizioni e il bisogno di affermarsi e trovare il proprio posto nel mondo guardando al coraggio di chi sta loro attorno.

Emancipazione sociale: quanto contava il ceto da cui provenivi?

Entrambi i romanzi affrontano il tema dell’emancipazione femminile, ma lo fanno con approcci differenti. In “Il cuore affamato delle ragazze”, la battaglia è soprattutto sul fronte lavorativo: Etta e Tessie si scontrano con condizioni disumane nelle fabbriche e con un sistema che le considera sacrificabili. La lotta per migliori condizioni di lavoro diventa quindi anche una battaglia per il riconoscimento della dignità delle donne.

In “Il circolo delle donne di Manhattan”, invece, l’indipendenza economica si lega più alla filantropia e all’organizzazione sociale. Le protagoniste utilizzano il loro status per creare un circolo dove potersi incontrare e migliorare il mondo per tutte le donne grazie alla loro posizione privilegiata.

In entrambi i casi, il messaggio è chiaro: l’indipendenza economica è la chiave per la libertà delle donne. Infatti le donne del Colony Club saranno in prima linea nelle battaglie sindacaliste delle operaie facendosi proprio da cordone di difesa durante le manifestazioni grazie a quello che veniva chiamato lo Squadrone dei Visoni.

Squadrone dei visoni: cos’era?

All’inizio del XX secolo, il movimento per i diritti delle lavoratrici negli Stati Uniti vide l’emergere di alleanze inaspettate tra donne di diversa estrazione sociale. Un esempio emblematico fu il cosiddetto “Squadrone dei Visoni” (in inglese, “Mink Brigade”), un gruppo di donne dell’alta società newyorkese che si unirono alle operaie

Il nome “Mink Brigade” derivava dai costosi cappotti di visone indossati da queste donne benestanti durante le manifestazioni a fianco delle lavoratrici.​ Esse facevano proprio un cordone attorno alle manifestanti così che le forze dell’ordine non potessero raggiungerle. Era, infatti, raro che la polizia usasse la forza contro donne dell’alta società.

Una figura centrale di questo gruppo, nel sostenere le loro rivendicazioni per migliori condizioni di lavoro, fu Florence Jaffray “Daisy” Harriman, una socialite, suffragista e riformatrice sociale americana. Nata nel 1870 a New York, Daisy Harriman dedicò gran parte della sua vita alla promozione dei diritti delle donne e ad altre cause sociali.

Nel 1909, si unì ad altre donne dell’alta società, tra cui Anne Morgan, per sostenere lo sciopero delle lavoratrici dell’International Ladies’ Garment Workers’ Union (ILGWU). Queste donne benestanti marciarono al fianco delle operaie, offrendo supporto morale e finanziario, e attirando l’attenzione dei media sulle difficili condizioni di lavoro nelle fabbriche tessili. ​

Il coinvolgimento di Daisy Harriman nel movimento per i diritti delle lavoratrici non si limitò allo “Squadrone dei Visoni”. Nel 1903, fondò il Colony Club, il primo club esclusivamente femminile a Manhattan, con l’obiettivo di creare uno spazio dove le donne potessero incontrarsi, discutere idee e impegnarsi in cause sociali.

L’azione di Daisy Harriman e dello “Squadrone dei Visoni” evidenzia come la solidarietà tra donne di diverse classi sociali abbia giocato un ruolo cruciale nel progresso dei diritti delle lavoratrici negli Stati Uniti. Queste alleanze contribuirono a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle ingiustizie sociali e a promuovere cambiamenti significativi nelle condizioni di lavoro e nei diritti delle donne.

Il circolo delle donne di Manhattan: la recensione

Shelley Noble ci trasporta nella New York dei primi del Novecento con un romanzo che mescola storia, emancipazione femminile e intrighi sociali. La protagonista, Florence Jaffray “Daisy” Harriman, è una donna benestante che decide di sfidare le convenzioni dell’epoca fondando il Colony Club.

Il circolo dovrà essere esclusivamente femminile, con l’obiettivo di offrire alle donne uno spazio sicuro e indipendente, lontano dal controllo maschile. Al suo fianco ci sono altre figure emblematiche, come l’intraprendente arredatrice Elsie de Wolfe e Nora Bromley, che sogna di diventare architetto.

Lo stile di Noble è fluido e ricco di dettagli storici, immergendo il lettore in un’epoca di grandi cambiamenti. Il romanzo esplora la lotta delle donne per affermarsi nel mondo del lavoro e nella società, sottolineando il potere della solidarietà femminile. La narrazione talvolta indulge in cliché, con personaggi che risultano prevedibili e una trama che, sebbene avvincente, segue dinamiche piuttosto classiche del genere storico.

Uno degli elementi più interessanti del libro è la contrapposizione tra le donne dell’alta società, che possono permettersi di sognare l’indipendenza, e le lavoratrici, che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza. Questo contrasto, che richiama il vero Squadrone dei Visoni, arricchisce la storia e le dona autenticità.

Il cuore affamato delle ragazze: la recensione

Anche Il cuore affamato delle ragazze, di Maria Rosa Cutrufelli ci porta in una New York di inizio Novecento ancora più aspra e difficile per le donne, soprattutto per quelle immigrate. La storia segue Etta, un’infermiera di origini italiane, che si trova coinvolta nelle lotte sindacali accanto a Tessie, una giovane cucitrice.

Attraverso le loro vicende, il romanzo esplora le dure condizioni lavorative nelle fabbriche tessili, la povertà, la discriminazione e l’emergere della coscienza politica tra le lavoratrici. Ma c’è di più: la storia racconta anche di amori proibiti che sfidano le convenzioni di un’epoca ancora profondamente conservatrice.

La scrittura di Cutrufelli è incisiva e coinvolgente, capace di restituire con grande precisione l’atmosfera caotica e difficile della New York degli immigrati. Le descrizioni della città sono vivide, così come il senso di oppressione che grava sulle lavoratrici. I dialoghi risultano autentici e ben costruiti, contribuendo a dare spessore psicologico alle protagoniste.

A differenza di Il circolo delle donne di Manhattan, che si concentra maggiormente sull’alta società femminile, questo romanzo si immerge nelle vite delle classi popolari, mostrando una prospettiva più cruda e realistica della lotta per i diritti delle donne. L’intreccio tra politica, condizione femminile e sentimenti personali rende la narrazione densa di significati e mai banale.

Ci sono alcune scene capaci proprio di togliere il fiato, come quella che ci immerge nell’incendio della Triangle. È qui che la scrittura di Cutrufelli diventa davvero potente. Il cuore affamato delle ragazze è un libro potente e commovente, perfetto per chi desidera una storia intensa e storicamente accurata sulle battaglie femminili di inizio Novecento.

Conclusione: due storie complementari

“Il circolo delle donne di Manhattan” e “Il cuore affamato delle ragazze” sono due romanzi che, pur con prospettive diverse, raccontano lo stesso periodo storico in cui le donne iniziano a ribellarsi al destino che la società ha imposto loro. Attraverso protagoniste coraggiose e ambientazioni storiche ben costruite, entrambi i libri offrono una riflessione potente sulla condizione femminile e sull’importanza della solidarietà tra donne.

Se “Il cuore affamato delle ragazze” è un’immersione nella dura realtà delle operaie del Novecento, “Il circolo delle donne di Manhattan” mostra come anche chi parte da una posizione privilegiata debba comunque lottare per affermarsi. Insieme, questi due romanzi tracciano un quadro vivido e commovente di un’epoca di grandi cambiamenti e ci ricordano quanto sia importante continuare a raccontare queste storie.

2560 1280 Sara Prian